^Back to Top

Piccole anime,

grandi emozioni...

...nella casa dove vive un gatto nero non mancherà mai l'amore...

ARCHIVIO COMPLETO

ULTIMI TWEET

LOGIN

Registrati per avere più opzioni! Entra nella nostra Community!

NEWS E SOCIAL GROUP

TwitterGoogle BookmarksRSS FeedPinterest

CHI È ONLINE

Abbiamo 140 visitatori e nessun utente online

Come si orientano i gatti?

Share this post

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Ci sono mici che hanno attraversato interi Paesi, altri che hanno preso il treno per tornare a casa e altri ancora che hanno viaggiato con i loro padroni, meglio di quanto potesse fare un cane. Andò su tutti i giornali la vicenda della gattina nera che accompagnava il suo umano, uno scalatore americano, durante lunghe escursioni in montagna. Sul gatto Casper hanno scritto addirittura un libro perché prendeva l’autobus ogni giorno. Sono tutte storie dolcissime, ma vanno prese con le pinze.

Micio ha sicuramente un ottimo fiuto e una grande intelligenza ma, soprattutto se è domestico e abituato, quindi, a stare in casa, è meglio essere prudenti. Per poter capire in che modo si orienta il nostro amico a quattro zampe dobbiamo immaginare delle sfere concentriche e tenere presente che la sua valutazione degli spazi segue una scala di valori molto precisa. Nel caso in cui per le sue scorribande abbia a disposizione l’appartamento e una zona esterna, che sia un giardino o anche semplicemente un terrazzo, la zona più importante, che gli etologi chiamano ‘centrale’, è quella in cui il gatto si sente al sicuro, dove mangia, dove si riposa a lungo al riparo da qualsiasi timore.

La sala? La camera da letto? Di preciso dipende dalle abitudini del nostro felino, ma di sicuro la casa è il fulcro della sua organizzazione degli spazi. Si tratta del posto che conosce meglio, in cui si orienta e in cui si diverte a sperimentare senza paura; è anche il posto in cui cercherà sempre di tornare per sentirsi a suo agio e in cui si riparerà se non dovesse stare bene. Più l’animale si allontana da questa area ‘centrale’, più sarà guardingo e avrà un approccio di ‘scoperta’.

Anche per i felini della savana è così. Esiste sempre un luogo ‘eletto’, sicuro e conosciuto, che diventa il centro della vita dell’animale. Da lì le esplorazioni partono e lì finiscono. Lì si trovano pace e riposo. Le leonesse, per esempio, allattano e accudiscono i cuccioli solo in quella parte di territorio. Tutto quello che è fuori merita curiosità ma anche sospetto. Va esplorato attentamente e mai senza avere una via veloce e protetta che riconduca, nel minor tempo possibile, a quella che viene chiamata ‘comfort zone’.

Nel caso in cui non vivano da soli, uno dei mici di casa potrebbe fare da apripista andando in avanscoperta a setacciare luoghi e spazi anche per gli altri del gruppo che, in seguito, seguiranno con fiducia le sue orme. Non è tutto. Se uno di loro ‘elegge’ a propria ‘zona centrale' una stanza, è difficile che gli altri ne scelgano una diversa o troppo distante. Spesso è la stessa per tutti. Gli odori dei compagni, infatti, sono tracce molto precise che permettono ad ogni membro del gruppo di orientarsi e fare proprio territorio.

Come abbiamo visto, la condizione felina dello spazio è organizzata secondo aree di riferimento basate sulla conoscenza e sulla fiducia. Lo stesso avviene anche per i gatti che non hanno mai messo zampa fuori dalla porta di casa. Ci sono però alcune differenze. Non solo lo spazio a disposizione, ma i rumori, le luci e tutte quelle caratteristiche che all’aperto sono amplificate restano quasi completamente ignote al nostro micio che, quindi, uscendo, sarebbe molto spaesato. Il posto in cui il gatto dorme, si nutre e si sente al sicuro sarà la sua area centrale.

Può trattarsi di un intero locale o anche solo di un angolino; in casi estremi, per esempio se l’animale è costretto a condividere una stanza unica con diversi gatti, potrebbe essere anche solo la sua cesta. Le altre stanze, i corridoi ed eventuali scale dell’appartamento hanno allora la funzione del territorio circostante, dove il gatto può dedicarsi alle varie attività. Qui ci sono la sua ciotola e la sua cassetta, il suo tiragraffi e i suoi giocattoli. Facciamo attenzione però.

Se un gatto conosce solo l’ambiente domestico, nonostante la sua intelligenza e il suo forte istinto, farà molta fatica ad orientarsi e a relazionarsi all’ambiente esterno. Al primo rumore sospetto o movimento non riconosciuto sarà portato a scappare. Di norma, secondo i più recenti studi sul comportamento felino, i gatti non si perdono nel proprio territorio, prima di tutto perché ne conoscono ogni metro quadrato, e in secondo luogo perché dispongono di un perfetto senso dell’orientamento, che funziona anche su lunghe distanze. Ciò non significa, però, che riescano a tornare a casa sempre e comunque: è possibile che glielo impediscano circostante sfavorevoli e situazioni impreviste.

Può avvenire, per esempio, che un micio esplori un territorio sconosciuto e finisca chiuso in una casa estranea, in un garage, in una rimessa, una cantina o una stalla. Oppure può accadere che un gatto vicino particolarmente aggressivo gli impedisca di attraversare il suo territorio, o che un rumore insolito lo spaventi obbligandolo a bloccarsi o rifugiarsi da qualche parte. Ma è soprattutto nel traffico stradale che i gatti vanno incontro a grossi pericoli. In tal caso, non è raro che l’animale ferito cerchi istintivamente riparo per curarsi e che non si faccia rivedere per giorni e talvolta anche per settimane.

Nel corso di un esperimento, alcuni gatti sono stati portati a diversi chilometri di distanza da casa seguendo un itinerario tortuoso, quindi sono stati posti in un recinto circolare con ventiquattro varchi aperti in tutte le direzioni. Il recinto era coperto da un tetto per impedire agli animali di scegliere l’uscita basandosi sulla posizione del sole. I ricercatori hanno quindi lasciato i gatti a se stessi e si sono limitati a seguirne i movimenti. È risultato che la stragrande maggioranza dei soggetti ha scelto proprio l’uscita che portava nella direzione del suo territorio. Lo stesso risultato si è avuto anche quando i mici sono stati sedati prima del ‘rapimento’, hanno dormito durante il tragitto in auto e si sono risvegliati sono all’interno del recinto.

Anche altri test analoghi hanno confermato che i mici possiedono la straordinaria attitudine di orientarsi correttamente su lunghe distanze. I ricercatori sono giunti alla conclusione che da una distanza di cinque chilometri quasi tutti gli animali riuscivano a ritrovare la strada, mentre dai dodici non ci riusciva più nessuno. Purtroppo, le nostre conoscenze sono ancora molto limitate. Per il momento non possiamo sapere se nel loro fortunato ritorno a casa, questi gatti si siano orientati con i campi elettromagnetici, con la posizione del sole o delle stelle, con i campi gravitazionali della terra o con altri fenomeni finora passati inosservati. (Foto: Pinterest)

Accedi o registrati per poter commentare.

Commenti   

 
Perla
0 #1 Perla 2017-05-24 15:16
Molto interessante. Grazie! c28