^Back to Top

Piccole anime,

grandi emozioni...

...nella casa dove vive un gatto nero non mancherà mai l'amore...

ARCHIVIO COMPLETO

ULTIMI TWEET

LOGIN

Registrati per avere più opzioni! Entra nella nostra Community!

NEWS E SOCIAL GROUP

TwitterGoogle BookmarksRSS FeedPinterest

CHI È ONLINE

Abbiamo 130 visitatori e nessun utente online

La sindrome della carezza e del morso

Share this post

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Ecco una scena che risulterà nota a molti di noi: Micio rotola sulla schiena, si contorce e guarda con sguardo accattivante come a dire: «Dài, fammi il solletico sulla pancia». Ma che amore, pensiamo, allora ci accovacciamo per fargli il solletico sulla pancia e quattro zampe dotate di unghie affilate come rasoi si conficcano nella nostra mano. Inutile cercare di ritrarla, se non vogliamo ritrovarci con venti striature sanguinanti. Punire l’amore di gatto con una botta sul naso? Certo, se vogliamo che le unghie affondino ancora di più e magari si aggiunga anche un bel morso.

Se il quadro descritto sopra ci risulta familiare non c’è bisogno di spendere troppe parole su cosa sia la sindrome della carezza e del morso. Nei Paesi di lingua anglosassone questo comportamento è stato pittorescamente definito «Petting and Biting Syndrome» proprio a indicare quanto questa modalità di interazione può essere ‘pericolosa’ per la serenità della relazione gatto-proprietario. Gli esperti spiegano che graffiare o mordere nel linguaggio felino significano «Adesso basta». Non c’è che dire, un modo davvero efficace di far arrivare il messaggio.

Pochi continuano ad accarezzare, se non altro perché è meglio togliere la mano prima che la faccenda si complichi. Ma perché questo comportamento alla dottor Jekyll e Mr Hyde? Il passaggio da affetto ad aggressività si spiega con la paura. Parecchi esemplari, eccezion fatta per i supercoccoloni, si sentono sempre un po’ in ansia quando sono in compagnia degli esseri umani. Ai loro occhi siamo grandi, grossi e sgraziati e temono costantemente che possiamo far loro del male per errore.

Quindi troppe coccole li spaventano e imparano presto che il modo migliore per indurci a smettere è aggredire all’improvviso. Ho detto all’improvviso ma, in realtà, se imparassimo a leggere il linguaggio del corpo felino ci accorgeremmo di quanto sta per accadere. La punta della coda inizia a dimenarsi, il corpo spesso si irrigidisce, le orecchie si portano all’indietro e le pupille si dilatano. Se fossimo gatti noi stessi, e quindi più sensibili a questi dettagli, ci fermeremmo per tempo.

È POSSIBILE INSEGNARE AL GATTO A COMPORTARSI MEGLIO?

Il fatto è che le carezze e le coccole in generale sono molto più piacevoli per noi. Non dico che non si possa insegnare ad accettarne di più, ma occorrerebbero mesi e mesi per progressi davvero minimi. È più semplice rassegnarsi al fatto che Micio non ama essere strapazzato. Il gatto non cambia, bisogna accettarlo! Punire il nostro amico non serve a nulla, anzi lui collegherà la sessione del contatto con il ricordo della punizione e la volta successiva sarà semplicemente più spaventato e meno disponibile alle carezze e perderà anche fiducia in noi. Per lo stesso motivo, è inutile sgridarlo. Va, tuttavia, anche precisato che i gatti accarezzati e toccati fin dai loro primi giorni di vita si dimostrano aggressivi in casi del tutto eccezionali; quelli che invece non hanno sperimentato un continuo contatto umano fin da cuccioli, manifesteranno maggiore aggressività difensiva. (Foto: Pinterest)

Accedi o registrati per poter commentare.

Commenti   

 
Nikiezorro
+1 #3 Nikiezorro 2017-02-12 11:06
Grazie... grazie *divertente
 
 
Perla
+1 #2 Perla 2017-02-05 10:31
Come sempre....ottim o articolo! c36
 
 
Susi
+1 #1 Susi 2017-02-03 12:22
Ottime spiegazioni sul comportamento dei nostri mici c09