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Piccole anime,

grandi emozioni...

...nella casa dove vive un gatto nero non mancherà mai l'amore...

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Noi lo chiamiamo, e lui viene... a volte

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Una volta che il gatto obbedirà al comando «stai» (leggi: Seduto, micio, seduto), potremo passare a «vieni qui». Si rivelerà un utile comportamento che ci permetterà di far rientrare il micio quando è necessario, ma può avere senso anche nel rapporto con un felino del tutto casalingo. Ormai abituato al collegamento fra un ordine e un premio, il gattino sarà felice di apprendere una nuova variante della procedura. Stavolta non c'è bisogno di un tavolo e di una sedia, ma solo di un posto tranquillo e di nuovi premi alimentari.

Le sedute di addestramento non dovrebbero durare più di cinque minuti e limitarsi a non più di due o tre volte al giorno. Osserviamo le reazioni del micio, per assicurarci che si divertirà mentre si allena. Concludiamo ogni seduta con lodi e coccole.

1. Mettiamo il gatto per terra, pronunciamo il comando «stai» con tono tranquillo e poi, quando starà seduto o disteso pacificamente, allontaniamoci di almeno due metri e fermiamoci.

2. Aspettiamo qualche secondo, poi diciamo in tono allegro «vieni qui», seguito dal nome del gatto.

3. Se il micio obbedisce, diamogli una ricompensa, insieme a lodi entusiastiche e coccole. Ripetiamo l'operazione, ma questa volta aspettiamo un po' prima di impartire l'ordine «vieni qui».

Se al nostro amico piace uscire, è una buona idea rafforzare la sua reazione al comando «vieni qui», lasciandolo uscire di casa mezz'ora prima del pasto. Quando entra nella gattaiola o apre la porta teniamoci pronti con il cibo e, naturalmente, complimentiamoci con lui. Se non è l'ora della pappa, facciamo la stessa cosa di tanto in tanto, richiamandolo in casa per offrirgli un bocconcino di cibo.

Quando addestriamo il piccolo felino, non permettiamo che l'esasperazione o il cattivo umore si facciano strada nella nostra voce. Non dobbiamo mai rimproverarlo. Manteniamo sempre la voce calma e suadente. (Foto: Pinterest)

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