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Il vomito: un sintomo da non sottovalutare

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Il vomito nel gatto rappresenta una reazione a un problema fisico che può essere occasionale e poco significativo oppure, come tutte le manifestazioni fisiologiche di un organismo, più grave e prolungato. Tuttavia, è sempre bene non sottovalutarlo e mantenere sempre un buon livello di controllo, cercando di capire quando è il caso di preoccuparsi e, quindi, di ricorrere all'intervento di un veterinario. Il vomito può essere causato da due differenti tipi di disturbi: uno di tipo 'periferico' e uno di origine neurologica.

Rientrano nella prima casistica le malattie che colpiscono l'apparato digerente (ma non solo) e nella seconda le malattie che colpiscono il sistema nervoso. Si tratta dunque di un sintomo piuttosto vago, che da solo non permette di individuare il problema che affligge il nostro amico, né la sua gravità. Tuttavia, è importante osservare il modo e la frequenza con cui si presenta, così da capire per tempo se è il caso di preoccuparsi.

Vomito e rigurgito vengono considerati sintomi, due termini che indicano lo stesso fenomeno. In realtà, si tratta di due eventi molto diversi. Il vomito è un atto riflesso, che si traduce nell'espulsione dalla bocca di materiale contenuto nel tratto gastro-intestinale del canale digestivo, mentre il rigurgito è un riflesso passivo che consente l'espulsione del materiale contenuto nel primo tratto delle vie digerenti, quindi in massima parte non digerito. Riconoscere le differenze tra vomito e rigurgito non è difficile: nel caso del vomito, il materiale espulso appare come uniforme e indistinguibile, mentre quello prodotto dal rigurgito è di solito più o meno intatto.

In più, quando sta per vomitare, il gatto mostra dei sintomi caratteristici: aumenta la salivazione e, con essa, la frequenza di deglutizione; il micio si dimostra ansioso e continua a leccarsi le labbra; poi, poco prima di rimettere, il diaframma e l'addome cominciano a contrarsi ripetutamente. Tra i vari motivi per cui il nostro gatto presenta conati di vomito o vomita cibo indigerito o succhi gastrici vi possono essere malattie di natura infettiva a carattere generalizzato o che colpiscono elettivamente l'apparato digerente, ma anche fenomeni più banali.

Per comprendere che cosa causa il vomito, è molto importante che il proprietario dell'animale sia in grado di fornire al veterinario quanti più particolari possibile, come il numero e la durata degli attacchi, la loro vicinanza temporale ai pasti, gli eventuali trattamenti antiparassitari a cui è stato sottoposto, la dieta seguita, il tipo di vita condotto dal gatto (per esempio, se trascorre del tempo fuori casa, senza essere controllato). In questo modo, il veterinario potrà cominciare a fare delle ipotesi e a prescrivere gli esami più appropriati. Innanzitutto, bisogna registrare la frequenza con cui il gatto vomita.

Se si tratta di una manifestazione acuta, la cui insorgenza è limitata a un breve periodo in cui il gatto vomita magari con grande frequenza, siamo probabilmente in presenza di un problema passeggero, provocato magari dall'ingestione di cibo inadatto o di una infiammazione della mucosa gastrica. In questo caso, si può provare a lasciare il gatto a digiuno per un giorno, somministrandogli solo un po' di acqua; se invece il vomito diventa un episodio ricorrente, che dura più di qualche giorno, è senz'altro il caso di sentire il parere di un veterinario.

Una causa frequente di vomito sono i cosiddetti 'tricobezoari', parola difficilissima, di origine araba, che semplicemente significa la presenza di pelo ingerito, sotto forma di ammassi (boli), nella cavità gastrica. Quindi un fenomeno naturale, conseguenza della toelettatura continua che il gatto esegue durante l'arco della giornata e che provoca la permanenza di questi boli nello stomaco o nei primi tratti dell'intestino. I disturbi sono graduali, ma se non si ovvia al problema si può andare incontro a un'ostruzione, con serie conseguenze. Oggi esistono paste da somministrare al gatto in maniera programmata, in grado di favorire l'eliminazione del pelo, senza interferire sul comportamento dell'animale o sulla fisiologia gastrointestinale. (Foto: Pinterest)

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Commenti   

 
Perla
0 #1 Perla 2015-06-19 14:46
Articolo monto interessante. Grazie Niki! c36
La parola tricobezoari non l'avevo mai sentita ma, facendo una ricerca, escono fuori tante utili informazioni.