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La Stella alpina, tra miti e leggende

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Una volta, tanto tempo fa, una montagna malata di solitudine piangeva in silenzio. Tutti la guardavano stupiti: i faggi, gli abeti, le querce, i rododendri e le pervinche. Nessuna pianta però non poteva farci niente, poiché era legata alla terra dalle radici. Così neppure un fiore sarebbe potuto sbocciare tra le sue rocce. Su dal cielo, se ne accorsero anche le stelle, quando una notte le nuvole erano volate via per giocare a rimpiattino tra i rami dei pini più alti, una di loro ebbe pietà di quel pianto e, senza speranza scese guizzando dal cielo.

Scivolò tra le rocce e i crepacci della montagna, finché si posò stanca sull'orlo di un precipizio. Brrr!!!... Faceva freddo .. Era stata proprio pazza per aver lasciato la serena tranquillità del cielo! Il gelo l'avrebbe certamente uccisa... Ma, la montagna corse ai ripari, grata per quella prova d’amicizia data col cuore. Avvolse la stella con le sue mani di roccia in una morbida peluria bianca. Quindi, la strinse legandola a sé con radici tenaci… E quando l'alba spuntò, era nata la prima Stella alpina.

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Un'altra leggenda narra che un giovane recatosi in montagna a raccogliere erbe e a caccia di marmotte non fece più ritorno a casa; la moglie preoccupata, essendo passati ormai alcuni giorni, si recò alla ricerca del marito. Ne ritrovò il corpo esanime tra due lastroni di ghiaccio e non potendolo raggiungere rimase a piangerlo, sulla sporgenza della roccia sovrastante, per tutto il giorno. Quando venne il buio la giovane non si mosse e continuò il suo pianto per tutta la notte, tanto che la mattina successiva i suoi capelli e le ciglia erano ricoperti di brina, come una peluria argentata. Pregò poi il Signore chiedendo di poter restare per sempre vicino al suo amore e di poterlo vegliare da lassù, non potendogli andare vicino. Il suo desiderio fu esaudito e fu trasformata nel bel fiore che è il simbolo delle Alpi, la Stella alpina.

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Sulla grande alpe nevosa viveva un montanaro con una figlia chiamata Stella. Il padre era grande, la figlia era piccola. Il padre era forte, la figlia era debole. Stella aveva i capelli biondi, gli occhi celesti, la pelle bianca, le labbra pallide. Il montanaro, accarezzandole la testa, le diceva: “stai attenta!” Temeva che quel suo fiorellino delicato non resistesse al freddo della montagna. Infatti un brutto giorno, tornando di fuori, trovò Stella con le gote accese. In tre giorni la bambina volò in cielo. Da allora ogni notte il montanaro usciva di casa, saliva sulla cima del monte, guardava il cielo stellato e chiamava: “Stellina! Stellina!” Chiamava e piangeva. E le lacrime, cadendo, imprimevano una stella sulla neve. La mattina, dov’erano cadute le lacrime di quel povero babbo, gli altri alpigiani trovarono sbocciati strani fiori mai visti. Sembravano fatti di neve ed avevano la forma di stella. Erano le stelle alpine, fiorite in ricordo della bimba del montanaro.

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Ella, dal cuore di ghiaccio, attirava presso il suo palazzo di cristallo pastori e cacciatori; li accoglieva benevolmente, ma appena le domandavano di sposarli, faceva un cenno ai suoi folletti, che, circondato il pretendente, lo facevano precipitare giù per la montagna. Un giorno arrivò al palazzo un giovane ardito cacciatore di camosci. Egli era timido e ingenuo, aveva visto la regina e n'era rimasto così affascinato che, tornato in pianura a casa sua, non aveva più trovato pace e non pensava che a lei. Tornava spesso al palazzo per vederla, si sedeva ai suoi piedi, taciturno, e stava ore intere a contemplarla senza muoversi. La Fata, commossa da questa muta ammirazione, gli si era affezionata e se non ci fosse stata la legge del destino a vietarle le nozze con un mortale, forse quello era l'unico uomo che si sarebbe adattata a sposare. I folletti se n'erano accorti e, temendo che la loro Regina potesse trasgredire la legge, di loro spontanea iniziativa, attorniarono il ragazzo e lo spinsero nell'abisso sottostante. Da una finestra del suo palazzo la Regina vide la scena. Era fatale che fosse così, ma il cuore di ghiaccio della Regina delle Nevi si era a poco a poco trasformato in un povero cuore sensibile di donna: dai suoi occhi divinamente belli scesero calde lacrime che, rotolando giù, come vive perle, sulla superficie levigata del ghiacciaio, scesero tra le rupi e lì si fermarono, mutandosi in piccole stelle d'argento. Così nacquero le stelle alpine, che spuntano proprio sul margine dei precipizi per ricordare, agli audaci che vogliono coglierli sfidando il pericolo, l'antica storia d'amore e di morte del giovane cacciatore di camosci che amò segretamente la Regina delle Nevi e fu da lei segretamente rianimato.

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Commenti   

 
Perla
0 #1 Perla 2015-12-23 13:25
Bella la Stella Alpina! c28
Curiose le leggende. Un vero mito!