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Diarrea nel gatto: cause e rimedi

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L'emissione di feci non formate, molli o acquose, può essere causata dai motivi più disparati. Prima di approfondire il discorso diagnostico insieme al veterinario di fiducia, può essere utile intervenire modificando l'alimentazione, allo scopo di valutare se un cambiamento in tal senso risulta essere d'aiuto nel risolvere il problema in maniera naturale. La prima regola dunque è quella di far osservare all'animale 24 ore di digiuno. La mancata introduzione di alimento nell'apparato digerente riduce già di per sè la motilità intestinale, ponendo nella maggior parte dei casi - non gravi - un freno al disturbo.

In seguito, si può procedere alla dispensazione di pasti scarsi e frequenti (utili per ottimizzare il ripristino della funzione digestiva), caratterizzati da un'elevata concentrazione energetica, un'adeguata percentuale di proteine di facile digeribilità (privilegiamo l'impiego di carni bianche come pollo o tacchino disossati), un ridotto apporto di grassi (nell'ambito dei quali non vanno dimenticati gli acidi grassi essenziali della serie Omega 3 e Omega 6) e una discreta quota di fibre fermentescibili (la polpa di barbabietola, in particolare, aiuta a preservare l'integrità della mucosa intestinale).

Le fibre grezze, invece, dovrebbero essere temporaneamente eliminate, in quanto il loro utilizzo incrementa la peristalsi intestinale. L'aggiunta di vitamine e sali minerali aiuta a ridurre le perdite di vitamine del complesso B, potassio e sodio, contrastando nel contempo il pericolo di uno squilibrio elettrolitico. Particolarmente indicata è l'integrazione con frutto-oligosaccaridi (favoriscono lo sviluppo della flora intestinale saprofita a scapito dei microrganismi nocivi) e mannano-oligosaccaridi (che stimolano le difese immunitarie locali).

Nelle situazioni in cui si richiede un pronto rassodamento fecale è inoltre auspicabile la somministrazione, insieme al cibo, di polpa di carruba (Ceratonia siliqua), meglio se accompagnata a pectine (sostanze naturali con potere assorbente e capacità di formare un film protettivo sulla mucosa) e destrine (con funzione energizzante, specie negli organismi debilitati da un'alterata omeostasi enterica). La frequente emissione di feci molli o acquose è in grado di portare in breve tempo ad uno stato di disidratazione, la cui conseguenza più importante può essere uno squilibrio idrico-salino di non trascurabile importanza.

Per evitare che il gatto si disidrati, dunque, è assolutamente consigliabile consentirgli il libero accesso alla ciotola dell'acqua: ciò è a maggior ragione valido nel corso delle 24 ore di digiuno dal cibo solido. Poiché, tuttavia, i piccoli felini tendono nella maggior parte dei casi (proprio a causa di una loro caratteristica di specie) a bere poco o nulla, è raccomandabile invogliarli a dissetarsi aprendo spesso i rubinetti (molti gatti amano bere l'acqua corrente) o somministrando loro forzatamente piccoli quantitativi d'acqua con una siringa senza ago.

È da segnalare come anche alcuni estratti vegetali trovino applicazione nella gestione dietetica delle forme diarroiche feline: a tale proposito meritano una citazione psillio (Plantago psyllium), castagna (Castanea sativa), origano (Horiganum hirtum) e rosa canina (Rosa canina). La diarrea è un segno frequente nelle malattie dell’apparato digerente, ma può avere molte altre cause. È tuttavia consigliabile portare il gatto il veterinario se la diarrea persiste, o se è accompagnata da letargia, vomito, febbre, feci molto scure o con sangue, sforzi per defecare, diminuzione dell'appetito o perdita di peso.

Quando si porta il gatto a visitare è importante portare anche un campione di feci recente, su cui il veterinario può eseguire importanti esami per risalire alla causa della diarrea. Oltre alla visita e all'esame delle feci, a volte sono indicati altri tipi di indagini, ad esempio esami del sangue, radiografie o ecografia, soprattutto nei casi gravi, cronici o che non rispondono al trattamento. A volte gli esami non permettono di eseguire una diagnosi di certezza (si tratta in genere di forme infettive che comunque rispondono rapidamente alla terapia e per le quali esami complessi non sono necessari), ma quantomeno gli approfondimenti diagnostici permettono di escludere cause ben più gravi.

Al di là delle forme da sempre esistite, attualmente la causa più frequente di enterite e di diarrea cronica è un’intolleranza a uno o più alimenti. Le intolleranze alimentari, patologie in continuo aumento sia in medicina veterinaria che umana, provocano, quale risposta dell’organismo, proprio fenomeni infiammatori alla parte più sensibile (organo bersaglio) e rappresenta spesso l’unica manifestazione visibile di un fenomeno d’ipersensibilità alimentare. Se l’organo bersaglio dell’intolleranza (a uno o più alimenti) è l’intestino, l’unica soluzione valida per trattare l’enterite conseguente e prevenire le ricadute passa attraverso un cambio dell’alimentazione.

Infatti, anche una singola assunzione di un alimento che l’organismo riconosce come tossico, provocherà un processo infiammatorio della durata di alcuni giorni. Se l’alimento continuerà a far parte dell’alimentazione, tale processo diverrà per forza di cose cronico. In questo caso la soluzione è dunque un cambio di alimentazione, con ingredienti di elevata qualità, rigorosamente controllati e reperiti in luoghi incontaminati, possibilmente arricchita da sostanze botaniche. (Foto: Pinterest)

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