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Tuffatori da primato

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I capodogli possono essere considerati i campioni di immersione tra tutti i mammiferi acquatici. Sono state accuratamente documentate con i sonar delle immersioni di 1200 m e delle carcasse di capodogli sono state recuperate in cavi sottomarini a 1140 m di profondità, dove stavano probabilmente cacciando i calamari abissali che formano la massa della loro dieta. Uno dei due maschi osservati in immersioni di una o quasi due ore ciascuna, fu catturato con nello stomaco due esemplari di Scymnodon, un piccolo squalo degli abissi oceanici. La profondità del mare nell'area era di circa 3200 metri.

La storia che i capodogli si immergono dritti al fondo marino per cercare cibo è nata dalla scoperta di tutti i tipi di strani oggetti nei loro stomaci, dalle pietre alle lattine, dando l'impressione che essi letteralmente raccolgano il limo del fondale. I maschi si tuffano a profondità più elevate e per un tempo superiore, mentre le femmine possono tuffarsi fino a 1000 m per più di un'ora. I giovani e i cuccioli si immergono per solo la metà di questo tempo fino a circa 700 metri. Le femmine spesso accompagnano i giovani e questo, forse, potrebbe essere ciò che limita la loro escursione batimetrica piuttosto che una vera inabilità nel tuffarsi più in profondità. Se si immergono in gruppo, i capodogli sembra che rimangano uniti e facciano quasi tutto insieme durante un'immersione. Sono in grado di recuperare velocemente dopo una lunga immersione profonda e rituffarsi ancora dopo solo 2-5 minuti.

Dopo parecchie immersioni lunghe, raggiungono il loro limite fisiologico e necessitano di recuperare le forze facendosi cullare sulla superficie per alcuni minuti. La velocità di discesa e risalita sono sorprendenti. La più veloce registrata aveva una media di 170 m al minuto in discesa e 140 m al minuto in risalita. Gli adattamenti che rendono in grado il capodoglio di compiere queste imprese prodigiose sono in gran parte simili a quelle di altri cetacei, ma più efficienti. Per esempio la muscolatura del capodoglio può assorbire fino al 50% del totale dell'ossigeno immagazzinato - circa il doppio della quantità dei mammiferi terrestri - e significativamente di più che nei cetacei a fanoni e nelle foche. Un tratto unico del capodoglio è il grande organo dello spermaceti, che riempie gran parte della porzione superiore del capo e si pensa sia un aiuto nel controllo del galleggiamento.

La teoria è che i canali nasali e i seni che permeano l'organo possano controllare la velocità di raffreddamento e di riscaldamento della cera, che ha un punto di fusione di 29° C. Quando i cetacei si immergono dalla superficie calda dell'acqua alle profondità più fredde, il flusso dell'acqua nei passaggi della testa è controllato per raffreddare velocemente lo spermaceti dalla normale temperatura di 33.5° C. Come risultato, la cera solidificata, contraendosi durante il processo, ed aumentando la densità della testa il che aiuta l'immersione. In risalita, il flusso di sangue ai capillari della testa può essere aumentato, riscaldando lo spermaceti e aumentando il galleggiamento per provvedere la spinta necessaria allo stremato cetaceo. Questo è, per il capodoglio, l'asso nella manica per la sopravvivenza, assicurando sempre una risalita con il minimo sforzo dopo un tuffo negli abissi. (Foto: Pinterest)

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