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La cura degli uccelli per le loro penne

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Le penne, da cui dipende in misura così notevole la vita di un uccello, vengono mutate regolarmente, di solito una volta all'anno. Ciò nondimeno abbisognano di una cura costante. Gli uccelli le lavano in acqua e le arruffano nella polvere. Le penne scompigliate vengono ravvivate con cura. Quando le barbe passano attraverso le mandibole e vengono premute assieme, gli uncini delle barbule si ricombinano come i denti di una cerniera lampo, ricomponendo una superficie liscia e continua.

La maggior parte degli uccelli ha vicino alla base della coda una grande ghiandola che produce una sostanza oleosa. L'uccello prende l'olio col becco e con esso lubrifica individualmente le penne, mantenendole morbide e idrorepellenti. Alcuni uccelli, come aironi, pappagalli e tucani, sono privi di questa ghiandola. Essi mantengono in ordine le penne con una polvere fine, simile a talco, che producono sfregando continuamente la punta di penne apposite.

I cormorani e i loro parenti, gli aningidi, pur trascorrendo gran parte del loro tempo in acqua, hanno penne strutturate in modo da bagnarsi completamente, ma la cosa va a loro vantaggio in quanto, perdendo l'aria imprigionata fra le penne, perdono gran parte della spinta idrostatica e possono quindi tuffarsi più in profondità ed inseguire meglio i pesci. Quando hanno finito di pescare, devono stare sulle rocce con le ali distese ad asciugarsi.

La pelle sotto le penne dev'essere un posto molto attraente per pulci, pidocchi e altri parassiti. Essendo afflitti di solito da numerosi parassiti del genere, gli uccelli hanno imparato a sollevare regolarmente le piume ed a perlustrare attorno alla base dei calami per sloggiare gli intrusi. Garrulaci, stornelli, cornacchie e varie altre specie incoraggiano attivamente gli insetti ad arrampicarsi sulla loro pelle, forse per aiutarli a spulciarsi. L'uccello si accovaccia su un formicaio con le penne arruffate ed aperte, cosicché le formiche, disturbate ed irritate, sciamano sopra il suo corpo.

Talvolta esso prende singole formiche col becco, tenendole fermamente ma delicatamente, in modo da non ucciderle, e se le strofina sulla pelle e sulle penne. Le formiche prescelte sono di solito quelle che, irritate, emettono acido formico, che è in grado di uccidere i parassiti. Questo comportamento può avere avuto origine come un fatto di igiene personale, ma pare che ora taluni uccelli lo pratichino con qualsiasi cosa possa dare alla loro pelle una stimolazione eccitante e piacevole: vespe, coleotteri, fumo che si alza da un falò e, a volte, anche mozziconi di sigarette accese.

Questa pratica può andare avanti anche per mezz'ora o più e talvolta l'uccello raggiunge il parossismo dell'eccitazione in tentativi di stimolare parti del corpo difficili da raggiungere. Tutta questa cura del corpo occupa gran parte del tempo che gli uccelli non dedicano al volo. Ma quando si libra in aria, l'uccello viene ricompensato delle sue fatiche. Le penne remiganti, perfettamente ordinate, formano piani alari ideali, ma anche le penne del capo e del corpo svolgono una funzione importante, dando all'uccello una linea aerodinamica che riduce al minimo la resistenza dell'aria durante il volo. (Foto: Pinterest)

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Commenti   

 
Susi
0 #1 Susi 2017-09-23 19:22
wow, come sempre la natura e l'istinto degli animali pensano a tutto. Molto interessante, cose che non leggerei se non sul tuo sito Niki. Grazie c09